La Tua nascita, o Madre di Dio,
ha annunziato la gioia a tutta la tera,
Da Te, nasce il Sole di giustizia, Cristo Dio nostro,
che avendo sciolto la maledizione e ha dato la benedizione,
ha distrutta la morte, ci ha fatto dono della vita
La Natività della Vergine Maria è il prologo della storia della nostra salvezza. "Oggi è l'inizio della salvezza del mondo. Acclamate il Signore, tutta la terra, cantate, esultate e suonate. Elevate la vostra lode, esaltatela, non temete, perché ci è stata generata la Madre di Dio, dalla quale si compiaсque d'essere generato l'Agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo", - scrisse nell'Omelia sulla Natività di Maria Giovanni Damasceno (PG 96, 661).
Nella tradizione orientale la Natività della Vergine Maria inaugura l'inizio delle grandi feste dell'anno liturgico. La festa probabilmente ebbe origine gerosolimitana. Qui nel IV secolo venne edificata la basilica sanctae Mariae ubi nata est (conosciuta adesso come chiesa di Sant'Anna) e nel giorno della sua dedicazione veniva celebrata festa della Natività della Madre di Dio. A Costantinopoli ufficialmente fu introdotta sotto l'imperatore Giustiniano I (527 -65), a Roma arrivò con i monaci profughi bizantini sotto il pontificato di Teodoro (642-649).
La storia della Natività di Maria è conosciuta attraverso le fonti apocrife, principalmente appoggiati sul Proto-Vangelo di Giacomo (II secolo), sul Vangelo dello Pseudo Matteo (IV secolo) e sul Libro della Natività di Maria (IX secolo). Il Protovangelo di Giacomo racconta che Maria nacque a Gerusalemme nella casa dei genitori Gioacchino ed Anna, che, non avendo prole dopo vent'anni, supplicavano il Signore d'avere questo grande dono. Per implorare da Dio la grazia Gioacchino si rifugiò nel deserto, dove l'angelo gli fece l'annuncio. Nello stesso giorno l'angelo apparve a Sant'Anna che pregando, piangeva: "Il Signore esaudirà la tua preghiera. Concepirai e partorirai e si parlerà della sua discendenza per tutta la terra..." Nel Medioevo il capitopo 5 del Protovangelo di Giacomo era incluso nei libri liturgici ucraini e si leggeva durante la celebrazione della liturgia della festa.
Questo racconto si riflette nelle omelie, nell'iconografia e nell'innografia. Nell'inno liturgico di Stefano Agiopolita (VIII secolo) si canta: "Oggi le porte sterili si aprono e ne esce la divina porta verginale. Oggi la grazia comincia a dare i suoi frutti, manifestando al mondo la Madre di Dio, per la quale le cose terrestri si uniscono a quelle celesti, a salvezza delle anime nostre".
L'iconografia bizantina della festa rappresenta la scena all'interno della casa, dove nel centro della composizione Sant'Anna riposa sul letto dopo parto, le donne portano a lei i doni. La piccola Maria con nimbo è raffigurata con le levatrici. Dalla prima metà del XIV secolo appare la figura di Gioacchino, le scene architettoniche diventano più complesse, viene introdotta l'immagine di un tavolo, che, come le figure di donne del dono, si ispira al rito di corte in onore dell'Imperatrice, sottolineando la dignità dell'evento, di Sant'Anna e della sua figlia. La gioia solenne rappresentata attraverso lo schema iconografico maestoso e il colorito si rispecchia anche nell'inno: "risplende Maria, poiché, prodigiosamente partorita da madre sterile, ha partorito nella carne il Dio dell’universo, da grembo senza seme, oltre la natura: unica porta dell’unigenito Figlio di Dio, che attraversandola l’ha custodita chiusa, e tutto disponendo con sapienza come egli sa, per tutti gli uomini ha operato la salvezza".
A cura di Yaryna Moroz Sarno







