L'Ascensione del Signore Gesù Cristo al cielo (in gr. Ανάληψις τοῦ Κυρίου) è uno degli eventi principali che conclude la Sua vita terrena. L'Ascensione di Nostro Signore al quarantesimo giorno dopo la Risurrezione è tra le più grandi feste dell'anno liturgico, nella Chiesa Orientale è una delle Dodici feste. La rappresentazione dell'Ascensione del Signore era necessariamente inclusa tra le icone festive dell'iconostasi.
Sull'evento dell'Ascensione è stato narrato negli Atti degli Apostoli (Att 1, 3-11). Molto brevemente racconta anche il Vangelo di Marco (Mc 16,19: "Ora, il Signore dopo aver parlato loro, fu assunto in cielo e si assise alla destra di Dio"). Nel Vangelo di Luca (L 24, 50-53) l'Ascensione è stata vista come la fine della missione terrena di Gesù (Lc 24,50: "E li condusse fuori, verso Betania, ed alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia"). Il Risorto dopo quaranta giorni dalla Risurrezione portò i suoi discepoli a Betania e poi “elevandosi in alto viene sottratto al loro sguardo” (At 1, 11), ritornò al suo principio, unendosi al Padre fino alla sua Seconda venuta (Parusìa): «Io sono uscito dal Padre e venni nel mondo; ora lascio il mondo e vado al Padre» (Gv 16,28). La gloriosa Ascensione è stata descritta nell'Evangelo di Nicodemo.
La festa liturgica dell’Ascensione ebbe origine gerosolimitana sul stesso luogo dell'evento: nella basilica dell'Eleona sul Monte degli Ulivi. La prima testimonianza della festa è data dallo storico delle origini della Chiesa, il vescovo di Cesarea, Eusebio (265-340) che ne parla come un "giorno solenne" (Eusebio di Cesarea, De solemnitate paschali, 3, PG 25, 697; PG 24, 699). Nel Diario del Pellegrinaggio di Egeria è scritto: "Nel quarantesimo giorno dopo Pasqua, che è giovedì, a cominciare dal giorno prima, vale dire dal mercoledì dopo l'ora sesta, tutti vanno a Betlemme per celebrale la vigilia ... Non appena dunque si giunge sul Monte degli Ulivi, ossia l'Eleona, si va innanzi tutto all'Imbomon, il luogo da cui il Signore ascese al cielo. Quivi il vescovo, i sacerdoti e tutto il popolo siedono, si fanno le letture, si alternano inni e si recitano conveniente al luogo e al giorno si legge pure quel passo del Vangelo che racconta sull'Ascensione del Signore, si legge ancora il passo egli Atti dove si parla dell'Ascensione al cielo del Signore, dopo la sua Resurrezione".
Probabilmente alla fine del IV - la prima metà del V secolo la festa dell'Ascensione del Signore divenne universalmente riconosciuta. Lo storico Socrate (440) la definisce festa nazionale (Storia della Chiesa, VII, 26). Le indicazioni alla celebrazione dell'Ascensione come festa separata si trovano in San Gregorio di Nissa (Greg. Nyss. In Ascen., PG. 46. Col. 689-693) e nelle prediche di S. Giovanni Crisostomo (Ioan Chrysost. De st. Pent. I, II, PG. 50. Col. 456, 463; in Ascen., PG. 50. Col. 441-452; De beato Philogonio. 6, PG 50. Col. 751-753; PG. 52. Col. 799-802). Sulla celebrazione del quarantesimo giorno dopo Pasqua come l'Ascensione è stato detto nei "Decreti Apostolici" (c. 380) (Cost. Ap. V 19).
All'Ascensione del Signore sono stati dedicati numerosi sermoni: di Metodio di Olimpo (250 ca - 311), Sant'Atanasio di Alessandria (295 ca - 373), Sant'Epifanio di Cipro (310 ca - 403), Proclo di Costantinopoli (390 ca - 460), Cirillo di Alessandria (376-444), Sofronio di Gerusalemme (560-638), San Giovanni Crisostomo (347-407), San Gregorio di Nissa (335-395), San Leone Magno (390 ca - 461), Giovanni Damasceno, Gregorio Palamas ed altri autori. Alcuni di questi sermoni sono entrati a nella liturgia della Chiesa Orientale e sono citati nei "Lezionari patristici" - le raccolte di parole patristiche nell'ordine dell'anno liturgico. La maggior parte di loro sono con i nomi di San Giovanni Crisostomo, Sant'Atanasio il Grande o Basilio Magno. Nella chiesa di Kyiv erano difuse omelie di Cirillo di Turiv e San Giovanni, Esarca di Bulgaria.
San Giovanni Crisostomo disse nella sua omelia sull'Ascensione: “Oggi l'umanità è completamente riconciliata con Dio. Sono finite le vecchie lotte e inimicizie. Noi indegni di vivere sulla terra siamo saliti in cielo. Oggi diventiamo gli eredi del Regno dei Cieli, noi che non siamo degni del terreno - andiamo in paradiso ed ereditiamo il trono del Re e del Signore. E la natura umana, davanti alla quale il cherubino difendeva il paradiso, è ora esaltata sopra ogni cherubino".
Sant'Elena sul Monte degli Ulivi costruì la chiesa dedicata all'Ascensione, che è stata ristrutturata dal patriarca Metodio (m. 630). La basilica è stata menzionata nel racconto dell'egumeno Daniel (Даниїл паломник), il Pellegrino in Terrasanta dalla Rus' di Kyiv negli anni 1104-1107: "L'Ascensione del Signore è sulla sommità del Monte egli Ulivi ... In questa cappella sotto la cupola scoperta si trova quella santa pietra, dove poggiarono i purissimi piedi del Salvatore Nostro e Signore".
La narrazione evangelica e la celebrazione liturgica dell'Ascensione hanno ispirato le numerose raffigurazioni. Tra le prime rappresentazioni dell'Ascensione ci sono: l'immagine sul mausoleo di Marco Clodius Hermes nelle catacombe di San Sebastiano a Roma, il sarcofago di Servannes ad Arles e a Clermont (IV secolo), pannello delle porte lignee di Santa Sabina costruita da Papa San Celestino (422-432) a Roma, la miniatura dell’Evangeliario siriano di Rabula del 586 (Firenze, Biblioteca Laurenziana, Plut. 1.56, fol. 13 v), il mosaico absidale dell'oratorio di San Venanzio del Battistero Lateranense (VII secolo), l'affresco nella basilica di San Clemente a Roma, metà del IX secolo, i mosaici nella cupola della chiesa di Santa Sofia a Salonicco (889-885) ed avori.
La parte superiore presenta Cristo assiso nella divina maestà ed accompagnato dagli angeli risonando il Salmo 23, 7-9: "Alzate, o porte, la vostra fronte, alzatevi, soglie antiche, ed entri il re della gloria. Chi è questo re della gloria? Il Signore forte e valoroso, il Signore valoroso in battaglia. Alzate, o porte, la vostra fronte, alzatevi, soglie antiche, ed entri il re della gloria".
Al centro della composizione nella parte terrena tra i due angeli sta la Vergine, se anche nel Vangelo non si menziona la sua presenza all'Ascensione, ma secondo la santa tradizione risulta all'unanimità che era in un Oliveto quando Gesù passò dalla terra alla gloria celeste. Negli Atti degli Apostoli (At 1, 13-14) leggiamo: "Tutti erano assidui e concordi nelle preghiera insieme con alcune donne e Maria, la Madre di Gesù". La Vergine Maria è stata considerata la seconda persona più importante dopo Cristo. Lei personifica la Chiesa, è la Protettrice di tutta l'umanità. Nella composizione dell'Ascensione apparve l'iconografia della Vergine Orante.
A cura di di Yaryna Moroz Sarno







